LAS CHICAS DEL CABLE

LAS CHICAS DEL CABLE

Fragiles, divertidas, valientes, apasionadas.

Le serie tv non sono certamente la nuova letteratura, poiché sia dal punto di vista estetico che sociologico è impossibile cercare un’analogia. Difficile anche paragonarle a un film per completezza e spessore. Come dice Giulio Vitiello nell’Internazionale del 26 luglio 2017: “Accontentati di dire che Breaking Bad è una serie tv così bella che è quasi una serie tv. E che Walter White è un personaggio indimenticabile come il tuo Montecristo è protagonista di un romanzo così bello che verrebbe quasi da dire che è un romanzo”.

Ecco Las Chicas del Cable (Le ragazze del centralino) è una serie tv così bella che è quasi una serie tv. E’ la prima serie tv spagnola approdata su Netflix, un’azienda californiana che dal 2008 rappresenta una piattaforma di streaming online on demand, accessibile tramite un apposito abbonamento in più di 190 paesi.

Tutto inizia nella Madrid del 1928. La vita di quattro donne con situazioni diverse è accomunata dal loro lavoro al centralino e da un solo problema: negli anni ’20 le donne hanno tanti doveri ma hanno ancora da far valere i loro diritti.

La trama attraverso le protagoniste.

Alba, costretta a trasferirsi nella capitale da adolescente, per un disguido, si ritrova in una casa di prostitute che contemporaneamente sarà la sua dannazione ma anche, in modo complesso, la sua unica casa e punto di riferimento. Alba, forse più conosciuta come Lidia, ha quindi un carattere forte e astuto. E’ la protagonista maggiore tra le quattro e anche la più abituata a mentire ma, spesso, verrà resa fragile da ciò di cui era stata sicura per tanto tempo: l’amore.

Marga, invece, è una donna timida e assai insicura. Proviene dalla campagna spagnola ed è un personaggio dolce e semplice che sogna di trovare un uomo che lei ami e che la ami, con cui potersi sposare. Trasferirsi nella grande Madrid sarà per lei una possibilità di diventare più matura e sicura di se stessa, anche perché non dovrà soltanto affrontare un nuovo lavoro ma anche molte nuove esperienze che la faranno crescere.

Angeles rappresenta l’innocenza e l’ingenuità che vivono in tutte le donne. Rinchiusa in un matrimonio che considerava felice e libero scoprirà di essere sposata con un traditore, uomo violento ma anche, sfortunatamente, padre di sua figlia. Angeles è un personaggio molto attuale che non solo rappresenta una situazione che era molto comune negli anni ’20 ma anche nel mondo di oggi. Sarà lei a cambiare le sorti delle sue amiche ribellandosi per passare dalla delusione alla giustizia.

Infine troviamo la classica figlia di genitori severi e ricchi che riuscirà a svincolarsi dalla mentalità chiusa in cui era stata costretta a vivere sin dalla nascita: Carlota. Donna determinata, testarda e coraggiosa. Sa cosa vuole e non ha paura di prenderselo anche se questo la farà andare contro tutti i principi morali della società degli anni ’20 più di tutte le altre.

La serie si sviluppa in parte con le ingenuità di una soap opera sud americana e in contemporanea con la velleità di affrontare temi delicati in chiave moderna: l’omosessualità, la condizione della donna negli anni ’20 (ancora incatenata in due soli ruoli: quello di moglie sottomessa o amante peccatrice), la violenza sulle donne, i pregiudizi, i diritti negati, la nascita delle suffragette spagnole e la voglia di farsi valere.

Perché vederla?

In primo luogo perché le protagoniste sono le donne, e ancora oggi come nel 1928 è impressionante vedere e toccare con mano certi tipi di discriminazione anche nei paesi dove le costituzioni sono basate sulla democrazia e il suffragio universale è un diritto ormai acquisito da tempo.                                                                                                                     In secondo luogo perché i temi trattati, pur affrontati in modo un po’ goffo e superficiale, stimolano a pensare.                                                                                                                               Poi perché è in spagnolo: vedere le serie in lingua originale è un ottimo modo per imparare le lingue e avvicinarsi a realtà tanto vicine quanto da scoprire.                                                                                                                                Perché piace alle mamme ed è forse un momento da condividere con loro o almeno per non farsi spegnere la televisione!                                                                                                                                                                                      E infine, perché no, perché parla di amore.

Perché non vederla?

Innanzi tutto perché è una serie tv e come tale tende a farti assuefare e a non farti staccare dalla televisione per ore. Per le musiche, forse non del tutto anni ’20 ma più ventunesimo secolo, che danno sempre l’impressione di avere uno stereo accesso accanto alla tv che interferisce con l’andamento della serie.

Ve la consiglio. Per ora su Netflix troverete le prime due stagioni dalle quali uscirete o innamorate di Carlos o Francisco o di una delle quattro centraliniste, pieni di voglia di protestare e di sicuro trepidanti nell’attesa della prossima stagione…prevista per la primavera 2018.

 

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