Il leitmotiv plautino

Il leitmotiv plautino

Nelle 21 palliate tradizionalmente attribuite a Plauto, possiamo vedere come il poeta faccia uso di trame ricorrenti, così come lo sono i suoi personaggi.

Infatti, in genere le sue commedie trattano una storia d’amore fra due giovani, solitamente un giovane di buona famiglia, l’adulescens, ingenuo e squattrinato (in quanto tutto il patrimonio apparteneva, per legge, al pater familias) e una cortigiana, detta meretrix, donna di facili costumi spesso dal passato turbolento. Tale relazione è spesso ostacolata dal padre del giovane, ricco, vecchio e avaro, che si trova a rivaleggiare con il figlio per conquistare l’amore della stessa cortigiana, rendendosi, così, ridicolo e fallendo nel suo intento. Alla fine tutto finisce a favore del giovane grazie, soprattutto, all’aiuto essenziale del servus, lo schiavo astuto e intelligente, pronto a tutto per rendere felice il suo giovane padrone, facendo uso solitamente di beffe, intrighi e strategie che lo aiutano nel portare a termine il suo intento, provocando, regolarmente, la “risata grassa” dello spettatore. Tale personaggio viene, per queste sue caratteristiche, descritto callidus e currens, in quanto è estremamente scaltro e non si ferma mai perché è sempre alla ricerca di soluzioni per il suo padroncino. Nelle commedie di Plauto lo schiavo viene rivalutato in quanto diventa la “mente” che organizza le mosse da compiere nella vicenda, mentre il padrone è il “braccio” che deve eseguire quanto gli viene impartito. E’ probabile che il poeta usi questo personaggio anche per riscattare il suo passato da servo addictus. Plauto sa che questo “ribaltamento” dei ruoli non potrà nuocergli in quanto le sue opere non sono ambientate a Roma ma in una realtà lontana dalla città, quindi il pubblico non lo prenderà sul serio.

A questa trama tipica, però, se ne aggiungono altre come il tema del “doppio” e dell’“agnitio”; il primo tema consiste nella presenza all’interno della stessa opera di due personaggi uguali nell’aspetto, detti i simillimi, che la maggior parte delle volte ignorano uno l’esistenza dell’altro, creando così situazioni di confusione ed equivoci venendo scambiati fra loro dalle altre persone, ma continuando ad ignorarsi reciprocamente. In genere questi due personaggi sono sosia o perfino gemelli separati alla nascita che si riconoscono solo a vicenda conclusa grazie all’agnitio,

Abitualmente, il poeta evita di introdurre nelle sue palliate le divinità come personaggi, ad eccezione dell’opera “Anfitrione”, in quanto è l’unica commedia di Plauto dove le divinità ricoprono il ruolo di protagonisti. In quest’opera, infatti, Giove si innamora della mortale Alcmena, moglie devota di Anfitrione. Conoscendo l’enorme fedeltà che lega la donna al marito, Giove prende le sembianze di quest’ultimo e sotto mentite spoglie giace con Alcmena, ingannandola. Per riuscire nel suo intento chiede anche aiuto a Mercurio che, per non essere riconosciuto, prende le sembianze del servo della coppia, Sosia.Da questa situazione nascono numerosi equivoci talmente apprezzati dal pubblico di Plauto da rendere questa opera una fra le sue commedie più famose.

Il tema dell’agnizio, ovvero del riconoscimento, è presente in diverse palliate, dove una persona viene rapita o abbandonata subito dopo la nascita o comunque in giovane età, ma che con il tempo riesce a ritrovare la sua famiglia dalla quale viene riconosciuta. Inoltre è presente nelle commedie romanzesche come “Captivi” e “Poenulus” le quali narrano vicende di personaggi che sono costretti a lavorare come schiavi lontani da casa. In questo caso l’agnitio consiste nel riconoscimento del diritto di libertà dei protagonisti che riescono così a tornare a casa dai propri cari.

Tutte le palliate di Plauto, indipendentemente dalla trama di cui trattano, finiscono con il lieto fine ed hanno lo scopo di provocare la risata grassa dello spettatore: per questo motivo il poeta non tratta mai di politica nelle sue commedie.

Lavoro a cura di Benedetta Fabiano 3B

 

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